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Titolo Data di uscita N. partecipanti Ore impiegate
Traversate Eolo - Pompieri 20-21/01/07 10 13

Partecipanti Dati uscita
SCV: Walter, Michela, Ste, Pippo, Donato
Bassano: Buba, Carlo
Verona: Francesca, Alessandro
Trento: Roberta
Partecipanti:
SCV: B. Walter, C. Michela, P. Donato, N. Stefano,
Verona: Alessandro, Francesca
Trento: Roberta
Bassano: Buba (Maurizio Mottin), Carlo

Partendo da casa di Michela col mio solito quarto d’ora accademico di ritardo, la giornata inizia ancora col buio. Nel frattempo che il sole saliva dietro una preoccupante coltre nuvolosa, la speleomacchina di Pippo si saturava di persone e sacchi.
Il viaggio prosegue tranquillo e tra un banco di nebbia e l’altro finalmente, sulla “Cisa”, incontriamo il sole ed il gruppo dell’Est.
Arrivati in Versilia, a Forte dei Marmi (laddove i nostri Avi andavano a ballare alla famosa “Rotonda sul Mare” ...... e il nostro disco che suoooonaaaaa), incontriamo Paolo famoso e famigerato speleofotografo. A questo punto bisogna decidere il da farsi, ... “sono le undici” ... “ci mangiamo un panino poi entriamo?” ... “Paolo ha prenotato in trattoria!” ... “Ci sarebbe da vedere una grotticella sopra la trattoria, ci svernano i ferri di cavallo (pipistrelli) e si potrebbe fare qualche foto come aperitivo” ... “Partiamo”.
La groticella, nella patria del marmo più famoso al mondo, si apre nel conglomerato (forse è più corretto dire breccia), e i ferri di cavallo? Neanche l’ombra.
Ed eccoci qua, davanti al bancone della trattoria ad aperitivare con vino rosso, salumi e un intingolo caldo piccantuccio ed agliato. La gita prosegue fra altro vino, pasta e fagioli ed un succulento cinghiale in umido con olive locali. Vi eravate forse illusi che sol di grotta vive lo speleo?
Fra una chiacchierata e l’altra finalmente partiamo alla volta del Corchia, salutiamo Paolo e via.
Lasciata la macchina si prosegue su strada bianca fiancheggiando l’ingresso della grotta turistica, più in alto attraversando, ormai all’imbrunire, un vecchio insediamento abbandonato la mente va ai cartoni animati di Ken Shiro. Scende il buio ed arriviamo finalmente allo spiazzo sotto l’ingresso mentre Buba cerca l’ingresso, noi altri svogliati cominciamo lemme lemme ad ibragarci. La “Buca d’Eolo” si trova ai bordi di un “Ravaneto” (ghiaione) e finalmente alle 19 riusciamo a penetrarla. Cazzo, 12 ore di avvicinamento non sono male! Tipicamente stile SCV: prima la panza poi la grotta.
La prima parte della grotta veniva usata come cava invernale e la sensazione era proprio quella di una miniera. Fra scalpellate, scritte d’epoca, torce e gradini finemente lavorati inizia la discesa della famosa traversata “Eolo – Pompieri”. Questa traversata, come tutti sanno, è armata oltre che per la normale progressione anche per calate in corda doppia, a tal proposito voglio ringraziare Cesare Raumer per il bel lavoro d’armo delle calate in doppia.
Arma, Scendi, Disarma e così via, è ormai giunta l’ora di una piccola pausa per ingurgitare qualcosa, il cinghiale si è già trasformato in qualcos’altro e bisogna rimpiazzare lo spazio lasciato. Ad un certo punto si sentono lontani dei rumori, un mostro? Ma vaaa! La nostra intenzione come si è già capito era quella di prendercela comoda, di conseguenza, si decide di aspettare la squadra dietro per fargli uno scherzetto e farli superare. Clin clan, liberà, clan, cloc, parlot, parlot. Ma arrivano o no? Comincia a far freschino. Cerco di capire dall’accento da dove arrivino e mi sembra che non abbiano alcun accento, indovinate perchè? Quando il gruppo è ormai dietro l’angolo noi, ben nascosti, in silenzio ed al buio, esordiamo con grugniti immondi e loro, a tutta risposta ci mandano affancuolo, vabbé. Torniamo all’accento, ci credo che non sentivo nessuna inflessione particolare, erano quelli di Erba!
Dopo brevi chiacchiere li lasciamo andare e dopo poco ripartiamo anche noi.
Meandreggia meandreggia, dopo un breve saltino si arriva ad una saletta antistante il “pozzacchione”, pozzo da 50m. Ci tocca aspettare, gli Erbesi sono ancora qua. Al solito, due battute, quattro cazzate e i primi, nelle posizioni meno probabili, si fanno vincere da morfeo.
Il pozzo è libero, è ora di muoversi, Buba si lancia ad armare e Carlo lo assiste. In cima al pozzo tira una bella arietta quindi, da bravi compagni, abbandoniamo gli armatori e ce ne stiamo tranquilli tranquilli dietro la curva nella saletta di prima. Finito di armare il pozzo ci si muove a coppie, la prima parte è armata in doppia, partono Ale e Roberta. Ricevuto il libera Michela e Francesca girano l’angolo per avvicinarsi al pozzo ... si sente uno scivolone, un rumore sordo e un urlo di dolore di Michela ed un contemporaneo urlo di spavento di Francesca poi, silenzio. Comincio a pensare, si, ogni tanto anch’io penso: pozzo da 50m, magari non ha neanche sofferto, cosa faccio quando esco mi prendo un periodo sabbatico o cerco subito un altra donna? Neanche il tempo di una risposta e si ricomincia a sentire il parlottamento, sarà per un’altra volta. Andiamo a vedere cos’è successo e Pippo, davanti a me, prende uno scivolone da record dirigendosi in derapata verso lo sfondamento del meandro che si tramuterà poi in pozzo, ecco cos’è successo!
Per ultimi, votati al suicidio, rimaniamo io e Ste per disarmare, l’ora è già tarda, il sonno comincia ad annebbiare la mente ed intanto pensiamo a come fare a disamare in coppia la prima campata doppia e poi proseguire sulla seconda campata singola, logicamente le conclusioni sono sempre semplici ma se sei annebbiato, sei annebbiato! Ok, sblocchiamo il primo tratto e come due innamoratini cominciamo la calata vicini vicini. Arrivati al frazionamento ci si guarda preoccupati, oramai l’ossigeno al cervello è praticamente esaurito, 4 corde e 3 matasse che è sto casino? Dal basso ci dicono che la corda del secondo tratto non è sufficientemente lunga per la calata in doppia. Ricapitoliamo: posto stretto, armo doppio con catena, 4 corde e 3 matasse, due persone in chiave sul discensore, allongiate fra di loro ed alla catena la corda che scende non arriva in doppia e più guardavamo il tutto e meno riuscivamo a raccapezzarci. Ho temuto di rimanere appeso a stagionare. Una folata d’aria ci ha però restituito un po’ di scibile e come logico la soluzione era così semplice che non sto neanche a scriverla.
Riprendiamo la discesa ed ecco che dopo poco Carlo scivola appoggiando malamente la mano, il dubbio che non fosse una semplice storta è apparso subito, avete mai visto qualcuno che passa i frazionamenti con una mano sola?
Da questo punto in poi il racconto sarà più breve anche perchè arrivati finalmente al ramo turistico eravamo talmente assonnati che l’unico desiderio era quello di riguadagnare velocemente l’uscita, vi posso dire solo che a parte le passerelle è un ambiente veramente scenografico.
Finalmente, alle 8 del mattino, si sbuca dai “Pompieri”.
Una gita in Corchia come si deve non può che chiudersi da “mamma Piera” dove io e Walter consigliamo di far colazione con costata di manzo rigorosamente al sangue ed una buona media.
Il viaggio di ritorno? Coma.

Attrezzature usate:

Note:

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