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Grotta del Frassino, 18/03/2007, img000082(784)

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Titolo Data di uscita N. partecipanti Ore impiegate
Grotta del Frassino (scavi) 18/03/2007 8 7

Partecipanti Dati uscita
Aldo, Angela, Antonella, Mimmo e Oscar (GSCV o GSV); Luca, Pippo e Walter (SCV) Abbiamo la sensazione di partecipare a un evento memorabile. Le adesioni per la giornata lavorativa vanno oltre la più ottimistica previsione, merito sicuramente dei risultati ottenuti la volta precedente. L'appuntamento era per le al parcheggio del Frassino. Arrivo per primo giusto un attimo prima dei varesini. Ci dividiamo in due gruppi: io mi associo ad Oscar per raggiungere in tutta fretta il cantiere. Gli altri, capitanati da Aldo, se la prendono più comoda per scattare delle fotografie sia fuori, sia dentro la grotta.
Entriamo in Frassino. L'ingresso aspira aria quasi impercettibilmente, niente di buono per quello che faremo di lì a poco. Appena arrivati in fondo alla trincea accendiamo infatti una pastiglia di carbone pirico e ci mettiamo sopra qualche pezzetto d'incenso libanese. L'aria ristagna e ci troviamo subito immersi in una densa nebbia odorosa che si espande lentamente senza voler prendere una direzione precisa. Proviamo a spostare la sorgente fumogena in tutti gli angoli del vano a Sud, ma non troviamo nessuno spiraglio soffiante o aspirante. Il profumo ha finito per invadere tutto il Salone, ma l'altro gruppo lo percepisce contemporaneamente pure nella galleria principale, vicino al lago fossile.
Finiti gli esperimenti siamo raggiunti dagli altri, subito rincalzati pure da Pippo e Walter. Diamo inizio al solito lavoro, questa volta usando due catini legati ognuno a un estremo della corda di lavoro. Il rendimento si rivela immediatamente maggiore rispetto alla scorsa volta, obbligandomi a un frenetico andirivieni di carriola. Pippo issa i catini, Antonella e Angela me li porgono; tutti gli altri scavano.
È ora di pranzo i viaggi effettuati ammontano già a dodici. Pippo ci lascia e noi ci avventiamo sul banchetto: Mortadella nostrana di mazza privata proveniente da un'alpe della Val di Blenio, birra Kwak ad alta gradazione alcolica e caratteristico tappo di sughero, e gran finale con graditissimo caffè fresco di mocca, preparato su un compatto fornello da campo alimentato a gas.
Riprendiamo il lavoro. Il ritmo accelera ulteriormente e le due donne prendono in gestione completa il traino dei catini. Di ritorno dalla diciannovesima carriolata trovo Walter pronto a prendere il mio posto. Posso finalmente scendere a dare un’occhiata alla situazione: la saletta si è nettamente approfondita, ma la granulometria dei sedimenti si fa sepre più minuta. Brutto segno. Aiuto Mimmo al fronte di scavo; Oscar lancia incitamenti sempre più perentori, ma la plasticità del riempimento riduce di parecchio la nostra efficacia. L’amico geofisico si spazientisce e mi degrada al ruolo di trainatore a metà trincea, poi brandisce il piede di porco, lo conficca per terra e quindi lo svelle progressivamente con movimenti rotatori sempre più ampi. Una tecnica poco spettacolare, ma molto efficace; altro che piccone a effetto ventosa.
Da sopra mi dicono che i viaggi di Ventina sono ormai diventati 29, gli ultimi dieci addirittura da 4 catini (non oso pensare alle condizioni del povero mozzo). Me ne concedono un ultimo, giusto per fare cifra tonda.
A questo punto Oscar chiama Aldo a concistoro. Mimmo preferisce non assistere alla tragica solennità del momento e si defila strisciando su per la trincea, al suo posto scende Walter, preceduto dal convocato Aldo. Oscar pianta il piede di porco con quasi ostentato disgusto nel fondo ormai argilloso del vano. "Allora ?" Aldo si guarda in giro stancamente, cerca un indizio positivo, ma in cuor suo sa già che è fatica sprecata. Sentenzia: "Il cantiere è morto..." Indica l'argilla e vi pianta a sua volta il piede di porco. Questa volta la punta urta un fondo duro. Ci guardiamo in silenzio, inorriditi. Aldo conficca con forza il ferro altre due volte, agli angoli estremi della saletta, e ottiene lo stesso risultato. Il fondo roccioso si nasconde 30 centimetri sotto l'argilla. La gloriosa avanzata verso Sud ha cozzato sulla roccia. Davanti il soffitto si abbassa a parete, e sotto spunta un pavimento compatto. Il promettente pertugio di Davide altro non era che una nicchia. Walter non riesce a trattenere un "Allora è proprio finita".
Decidiamo comunque di lasciare gli attrezzi in loco per un'ulteriore giornata di scavo. Dobbiamo ancora finire di saggiare la parete Ovest, e soprattutto val la pena di provare a rientrare nell'asse della grande condotta che scende verso Sud spostandoci di qualche metro più a Est. Dovremo proprio toccare fisicamente il punto di domanda disegnato sul rilievo.
Prima di avviarci verso l'uscita ripetiamo l'esperimento con l'incenso. Il risultato non cambia di una virgola, ma la cappa di nebbia votiva induce i varesini a riporre gli attrezzi intonando ad alta voce canti pseudoliturgici.

Attrezzature usate:

Note:
30 centimetri a Est rispetto al punto di ritrovamento delle ossa di lepre, scavando vicino alla volta, abbiamo rinvenuto un segmento di osso che si rivelerà in seguito appartenuto verosimilmente a un cervide.

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