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Grotta del Frassino, 18/03/2007, img000083(619)

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Titolo Data di uscita N. partecipanti Ore impiegate
Monte Generoso, Sorgente Bossi (battuta esterna) 20/05/2007 3 3

Partecipanti Dati uscita
Luca (SCV e SSSTi), Michele e Patrik Krebs
Premessa:
La sorgente Bossi sul Generoso. Lo scherzo più crudele che la natura ha fatto agli speleologi del Ticino. Il potenziale esplorativo del massiccio è stato valutato come enorme, ricordo di aver letto qualche anno fa di una stima attestante l'esistenza di almeno 60 km di grotte interconnese. Sul versante italiano sono state trovate numerose cavità, tra le quali le due più famose sono l'Immacolata (ingresso a 1140 mslm, sviluppo 4288m, dislivello 384m) e la Nevera (ingresso a 1142 mslm, sviluppo 2355m, dislivello 330m).
Nella parte svizzera ci sono pure parecchie decine di grotte, ma poche con sviluppi maggiori ai 300 metri. La topografia molto accidentata, con la presenza di erti pendii e pericolose pareti di roccia rende difficoltosa ogni ricerca o battuta sistematica.
La sorgente Bossi,o TI118 ha sempre rappresentato il sogno proibito, il passaggio chiuso dalla maledizione dell'acqua, sbarrato ai più, ma non a tutti.
I primi a tentare l'impresa furono Primo Meli e Henri Cretton, che arrivarono a -50m.
Li seguì Alberto Sollberger avanzando a -68 (1983).
Poi fu il turno di Walter Keusen: raggiunse il fondo a -89m e risalì dall'altra parte per un breve tratto. Lo rincalzò Oliver Isler, spingendosi fino a -40 in risalita oltre il il punto basso.
1991: anno storico. Luigi Casati riuscì a superare l'intero sifone e sbucò alla base di due camini e davanti a un altro sifone. Due anni dopo, accompagnato da Jean-Louis Camus, ripetè l'impresa. Risalirono un camino per 20 metri e esplorarono il secondo sifone per 25 metri e 6 di profondità. Qui una strettoia sbarrò loro la strada. Tuttavia i due camini erano ormai diventati un richiamo troppo forte, sarebbe stata solo questione di tempo.
L'anno giusto fu il 2005, quando la coppia formata dall'immancabile Casati e Jean-Jeacques Bolanz superò il sifone, risalì il camino di 40 metri e percorse 500 metri di stupende gallerie. Il duo magico si fermò a +130m, davanti a un nuovo sifone fangoso, poi ritornò indietro senza esplorare le innumerevoli condotte laterali per non compromettere il proibitivo ritorno attraverso il primo sifone. Il valore dell'impresa fu suggellato dal prezioso rilievo pubblicato successivamente, documento diventato vera ossessione per la moltitudine degli spelei fisicamente solo normali o scarsi. Lo scorso anno c'è però stata anche la prima vittima, uno speleosub in procinto di ripetere l'epico attraversamento subacqueo. Prima o poi dovrà saltar fuori o essere creato un ingresso per comuni mortali.

Riassunto:
È domenica pomeriggio, sto digerendo il pranzo rimuginando sulle gallerie diffluenti della parte aerea della Bossi. Percorro con sguardo frenetico la carta topografica nel tentativo di carpire i probabili sbocchi naturali intasati. Medito scavi di cunicoli artificiali, cerco sulla mappa i migliori punti di attacco, calcolo a mente lunghezze e pendenze, sogno ad occhi aperti trivellazioni, mi struggo al pensiero di allagamenti che minacciano le perforazioni in discesa... Tutta colpa della brutta piega che ha preso il cantiere del Frassino, dove abbiamo cozzato contro la roccia. Un sogno rishia di morire, un altro deve insinuarsi nella mente per prenderne il posto.
Suonano alla porta. Irrompe mio fratello con un GPS submetrico appena acquistato dal suo istituto forestale. Lo vuole provare sul terreno e ha bisogno di un complice; mai avrebbe potuto scegliere giorno migliore: scatto in piedi, ingiungo a Michele di prepararsi, arraffo lo zaino, ci sbatto dentro bussola, altimetro, clisimetro e una bottiglia d'acqua. Daniela riesce a malapena ad anngiungerci al volo qualche merendina per Michele, ma mia mente sta già scandagliando famelica il versante a monte della Bossi come un lupo con la bava alla bocca. Sono quasi le 15.00, indiscutibilmente tardi per lanciarsi in una battuta degna del nome. E dobbiamo ancora passare dall'istituto, dove Patrik vuole acquisire la planimetria del versante per eventuali operazioni di georeferenziazione successive.
La partenza effettiva avviene poco prima delle 16.00, mentre il parcheggio sopra la Bossi lo raggiungiamo alle 16.40. È tardi, maledettamente tardi, dobbiamo concentrare la nostra uscita su un unico obiettivo preciso, una zona ristretta. Decidiamo di dare un'occhiata da vicino alla paretina la cui base parte a 700 mslm, 300m a Sud della sorgente. La linea del Generoso,importante faglia, passa di lì; inoltre ci troviamo sul prolungamento teorico di una delle biforcazioni della TI118 solo parzialmente esplorate. Il resoconto dell'esplorazione parla infatti di una condotta che sale per una qurantina di metri, continuando senza ostacoli.
Ci avviamo a piedi senza indugi e per guadagnar tempo rinuncio agli scarponi, ma non al piede di porco. Alcuni escursionisti giunti a fine gita ci guardano perplessi. In meno di 20 minuti siamo sul posto. Patrik piazza il trepiede e attiva il GPS, Michele gioca nel bosco e io ispeziono la parte bassa del gradone roccioso. Salendo sulla prima cengetta trovo un laminatoio impenetrabile che soffia aria fredda. Troppo bello per essere vero. Mi sposto di qualche metro verso Sud e raggiungo una fessuretta ricolma di sassi da cui esce copiosamente altra aria fredda. Purtroppo proprio sopra l'ingresso incombe minaccioso un grosso blocco di roccia pericolante. Segnamo il punto e proseguiamo con il nostro peregrinare. Passiamo in veloce rassegna i due costoni minori in direzione Nord-Est, senza trovare alcunchè di significativo, infine torniamo alla fessuretta promettente. Vedo che è impostata lungo uno specchio di faglia quasi verticale e orientato circa a 60º. Controllo sulla carta e vedo che sarebbe grossomodo la direttrice ideale per raggiungere il settore emerso della Bossi lungo il sopra citato ramo secondario di destra...
La tentazione è forte, tolgo due scheggioni dall'ingresso, ma il blocco guardiano incombe perentorio e Patrik ammonisce irremovibile la mia temerarietà. La presenza di mio figlio mi convince definitivamente a rimandare il sondaggio intrusivo. Dò un'ultima occhiata furtiva e mi sembra d'intravvedere una prosecuzione avente sezione rotondeggiante. La condotta ha un'altezza di circa 60 - 80 centimetri per una larghezza attorno al mezzo metro.
Raggiungiamo la macchina poco prima delle 20.00.
Per ora i 60 km di grotte nel Generoso restano un miraggio, un sogno che rischia di trasformarsi in un'ossesione.

Luca

Bibliografia:
BIANCHI-DEMICHELI F e OPPIZZI N., 2006, GROTTE, SORGENTI e ABISSI DEL MONTE GENEROSO, Memoria della Società ticinese di Scienze naturali e del Museo cantonale di storia naturale - vol. 8

Attrezzature usate:

Note:

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